TUTTO ANDRÀ BENE

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È il simbolo del paese più bello del mondo, nonostante tante miserie di noi italiani.
Stiamo giocando una partita di straordinaria importanza: anche per questo ho quindi appeso la nostra bandiera.

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Condividiamo questo gesto, come una carezza portata dal vento.

In un momento in cui dobbiamo stare lontani fisicamente, lei diventi un segno di autentica fratellanza: il verde delle nostre speranze, il bianco della purezza, il rosso delle migliori passioni. Tante bandiere colorino quindi le case e gli edifici pubblici, riscaldino i nostri cuori impauriti e si trasformino in tutti quegli abbracci che per ora non possiamo scambiarci. Il tricolore – e le meraviglie senza numero che rappresenta – sia quindi il nostro inno all’unità, resistenza e solidarietà.

E soprattutto diventi il segno visibile della gratitudine per donne e uomini straordinari che stanno lottando in trincea e, oggi più che mai, ci rendono ancor più fieri di essere italiani. Aiutiamoci l’un l’altro, rispettando soprattuto le regole: sarà l’abbraccio più bello che possiamo scambiarci. Perché andrà tutto bene, se lo facciamo insieme: e sarà una vittoria che non dimenticheremo mai!

Per alcuni è solo un pezzo di stoffa.
Però è quella stoffa che ha ricoperto le bare di Falcone, Borsellino, dei ragazzi di Nassirya e di tanti eroi italiani.
È la stoffa che cingeva i fianchi di mio padre quando ha giurato come sindaco.
È la stoffa che sventolava garrula al vento mentre Alex Zanardi ed altri mille atleti piangevano di gioia, con una medaglia al collo ascoltando l’inno di Mameli.
Il verde dei boschi che accarezzano le Dolomiti, le montagne più belle del mondo.
Il bianco dei camici dei nostri medici e dello sfondo della volta della cappella Sistina.
Il rosso della tunica di Dante, di Enzo Ferrari, degli abiti di Valentino e di altre eccellenze che il mondo ci invidia.

Stoffa, è vero.

E noi italiani ne abbiamo da vendere. È il momento di srotolarla, tutta quanta, senza paura di sgualcirla. Questo virus bastardo è come il vomere di un aratro, che spezza dolorosamente in zolle le nostre certezze. Lacrime inattese faranno germogliare semi che non immaginavamo di trovarci impigliati tra le dita. Seminare nel pianto per mietere nel giubilo: siamo l’Italia, croce e delizia.
Srotoliamo quindi il tricolore e appendiamolo ai nostri balconi.
Stringiamci a coorte: riabbracciarci sarà bellissimo….

Che Dio ci benedica, tutti: ad maiora!

Paolo Fongaro