n. 317 del 29.02.2020

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Visto che di questi giorni nessuno ne parla, ecco in esclusiva le foto di due virus che stanno mettendo in ginocchio l’Italia. Il primo è il cosiddetto Covid-19, meglio conosciuto come “corona virus”.

CoronaVirus317

Al momento in cui scrivo queste righe, i contagiati nel nostro paese sono più di 500, molti dei quali con sintomi analoghi ad una comune influenza, pochi altri ad una seria polmonite, altri ancora disturbati da qualche starnuto e niente più. Purtroppo quasi una ventina di nostri concittadini – quasi tutti con una salute già irrimediabilmente segnata da gravi patologie – sono venuti a mancare in concomitanza con la positività al Covid-19 che, è corretto ribadirlo, ha attecchito in una situazione già compromessa.

Questo però è un virus nuovo diverso dall’influenza, non dimentichiamolo, che si trasmette con facilità soprattutto tramite le mani su cui si tossisce e si toccano gli oggetti. Quindi il buon senso consiglia sia preferibile evitare che in troppi si ammalino contemporaneamente, anche solo per non intasare i reparti di terapia intensiva degli ospedali. Ripetiamo la parolina magica: BUON SENSO, ingrediente fondamentale da mescolare con dati scientifici, pareri di chi ha autorità ed esperienza per confezionare un piano efficace di prevenzione. E qui purtroppo subentra il secondo, terribile virus…

tafazzi

Si chiama “TAFAZZI-(ITA)” e ha colpito un numero imprecisato di milioni di italiani. Trattasi di patologia devastante che si trasmette con la velocità della luce e caratterizzata da frequenti recidive, essendosi purtroppo annidato con mutazioni irreversibili nel patrimonio genetico delle variegate sfumature del popolo italico. Il personaggio di Tafazzi – di cui ha preso il nome – è l’iconico rappresentante dei sado-masochisti, di chi gode nel martellarsi di continuo il basso ventre o nel farsi semplicemente del male da solo. Da qualche giorno siamo riusciti a trasformare una occasione di costruttiva prevenzione in puro delirio, a causare istericamente danni devastanti al tessuto economico nel presunto nome della salute dei cittadini. Sono state chiuse le scuole e le chiese, mentre i centri commerciali sono affollati da clienti invasati e sputacchianti come alla vigilia di un conflitto nucleare. I bar in Lombardia andavano poi chiusi prima delle 18, perché da quell’ora in poi lo “spritz-virus” si scatena in tutta la sua potenza, dopo aver evidentemente sonnecchiato per tutto il giorno. Neppure Dante avrebbe poi concepito una pena del contrappasso più incredibile di quei turisti del nord Italia respinti in porti ed aeroporti africani, gentilmente invitati a “curarsi a casa loro”. Si è dato sfogo alla più malmostosa sete di protagonismo, con tristi figuri avvinghiati ad ogni telecamera o microfono a tiro, in ambientazioni da apocalisse imminente. Chissà se poi si sono lavati le mani, mentre mezzo mondo adesso storce il naso solo a sentire nominare il nostro paese…

Se durante i mondiali di calcio diventiamo quasi tutti commissari tecnici, in questi giorni siamo un popolo di virologi. E in clima di tafazzismo dilagante ci si dimentica che ogni anno migliaia di malati ed anziani muoiono per le complicanze dei comuni malanni di stagione, che l’abuso di antibiotici ammazza silenziosamente un numero incredibile di medici-fai-da-te. Mi permetto infine di ricordare ad una signora – vista uscire a Sovizzo da un supermercato con otto, ripeto OTTO chili di zucchero nel carrello – che il diabete è mille volte più pericoloso del Covid-19.

Umilmente poi mi prostro – a nome di chi dovrebbe fare correttamente informazione oppure di certi politicanti da strapazzo – chiedendo scusa ai medici, agli infermieri, ai tecnici di laboratorio, agli scienziati, a chi dedica la vita per curare e studiare in questi giorni di ritmi massacranti e delirio universale. C’è stato chi li ha accusati indegnamente, manifestando l’aspetto forse più vomitevole del tafazzismo. Li ringraziamo uno ad uno, membri di una meravigliosa tribù di “anti-virali” che ci rende sempre e comunque fieri di essere italiani.

Ormai la frittata è stata fatta, cotta e servita: solo il tempo ci dirà quanto male ci siamo fatti da soli. Il bello è che nelle ultimissime ore in molti si son accorti di averla fatta fuori dal vaso, che cotanto allarmismo era ingiustificato. Prepariamoci a breve all’ennesima zuffa dello scarico delle responsabilità.

Però il calendario mi regala una scudisciata di speranza. Oggi è il 29 febbraio, il giorno più raro di tutti. E soprattutto oggi ci stringiamo, in un ideale girotondo, attorno ai pazienti e le famiglie di chi affronta l’avventura di vivere con una malattia rara. In tutto il mondo questa giornata è dedicata a loro. La Provvidenza – con i suoi disegni spesso incomprensibili – mi ha portato a vivere sulla pelle viva questo Cammino, dandomi però anche l’occasione di conoscere persone semplicemente eccezionali. Ci sono Anime straordinarie che brillano di luce propria, quasi sempre lontane dagli effimeri riflettori della ribalta. Persone che vivono con dignità il mistero del dolore, a volte senza poter disporre di tutti quei supporti di cui avrebbero diritto, molto spesso impegnate ad aiutare ed a dare quotidianamente l’esempio. Stranamente sono quasi del tutto immuni al tafazzismo…

La sofferenza scava, purifica, esalta, amplifica gli orizzonti. Paradossalmente arriva a sembrare un dono… o addirittura lo diventa per davvero. Il virus più pericoloso è la paura, soprattutto quando non si ha nemmeno il coraggio di affrontarla. E la paura va a braccetto con l’ignoranza. Esiste però una cura formidabile: è la curiosità, la voglia di conoscere, la Fede e la fiducia nell’Amore donato che abita in ciascuno di noi, il tutto mescolato da un pizzico di sana ironia che rende tutto più gustoso. Grazie a questa ricetta l’uomo è uscito dalle caverne ed è arrivato a toccare le stelle…

Chiudo con un piccolo regalo, soprattutto per i lettori più giovani. Domenico Squillace, preside del liceo Volta di Milano, ha scritto una lettera sensazionale ai suoi studenti partendo da una citazione de “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni…

“… Le parole appena citate sono quelle che aprono il capitolo 31 dei Promessi sposi, capitolo che insieme al successivo è interamente dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630. Si tratta di un testo illuminante e di straordinaria modernità che vi consiglio di leggere con attenzione, specie in questi giorni così confusi. Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria….

Cari ragazzi, niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi ed i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile, non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali. Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni. Quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare – con le dovute precauzioni – a fare una vita normale. Approfittate di queste giornate per fare delle passeggiate, per leggere un buon libro, non c’è alcun motivo – se state bene – di restare chiusi in casa. Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato, servono solo a loro. La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente.

Uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è quello di guardare ad ogni nostro simile come ad una minaccia, come ad un potenziale aggressore. Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi, le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero. Vi aspetto presto a scuola. Il vostro preside, Domenico Squillace”

Finchè ci saranno italiani capaci di scrivere parole come queste il tafazzismo non prevarrà, ne sono certo. Siamo in Quaresima, ma stappo volentieri – per solidarietà – una bottiglia di birra “Corona”: l’azienda che la produce ha perso incolpevolmente quasi il 10% alla borsa di New York…

Ad maiora: alla nostra salute!

Paolo Fongaro