n. 312 del 23.11.2019

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Io non so tradurre il silenzio in parole. Forse perché quelle parole semplicemente non esistono. La vita a volte azzanna all’improvviso alla gola, con certi agguati che mozzano il respiro e spengono il sole. Allora stare zitti può trasformarsi in una virtù, lasciando spazio a quello che più conta: un abbraccio, una carezza, un sorriso sincero. E la preghiera, tanta preghiera.

Mi perdonino quindi i famigliari di Daniele, Anna e Diletta. Li penso ogni giorno, affacciati sulle macerie nella “Ground Zero” del loro cuore. Li abbracciamo con immenso affetto, condividendo muti le nostre lacrime. Molto è stato detto e scritto e non serve certo aggiungere i miei poveri pensieri. Ho quindi chiesto al Sindaco di scrivere qualcosa su Sovizzo Post a nome di tutti i cittadini del nostro paese, della nostra comunità che si stringe commossa in particolare alla famiglia Minati.

E poi mi è venuta in aiuto la struggente omelia che il giovane don Christian Corradin ha condiviso il giorno delle esequie. Parole da leggere e meditare una riga alla volta, lentamente, come cucchiaini di uno sciroppo amaro che tenta di lenire, rialzare, insegnare di nuovo a camminare insieme.

Dio è un tipo davvero strano e faccio sempre tanta fatica a capirlo. Ora tocca a noi pregarlo per chi piange: tocca però soprattutto a Lui farsi sentire, per ridare un po’ di luce alla notte.

Per restituire la certezza che l’ora più buia è quella che precede l’alba…

Paolo