n. 277 del 13.05.2017

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Eccoci alla seconda domenica di maggio, tradizionalmente dedicata alla festa della mamma. Coccoliamo più del solito le nostre mamme: quelle che non si stancano mai di dimostrarci il loro amore, quelle che lo stanno per diventare ed hanno lo sguardo che brilla più del sole allo zenith, quelle che si alzano anche con la febbre e nonostante tutto portano i bimbi a scuola regalando un sorriso prima di andare al lavoro, quelle che sono già in cielo e – se possibile – amano ancora di più i loro tesori.
Dedico però questo numero alle mamme più speciali di tutte: le madri che soffrono.
Per una strana alchimia nota solo a Dio, le lacrime ed il sangue divengono la più potente sorgente di salvezza e futuro. Una formidabile, inspiegabile linfa che penetra con dolore nelle viscere della terra fino a nutrire il cuore del mondo. Penso alle madri con il cuore squarciato davanti ad una ecografia che non va più bene, ad una incubatrice senza più vita o lungo qualche corsia di ospedale. Penso alle donne che sono già mamme nel cuore e si disperano in silenzio davanti ad una culla vuota che non vuol sapere di riempirsi. Penso alle mamme che arrivano a vendersi pur di pagare il biglietto del gommone a cui affidano l’avvenire dei loro bimbi tentando di salvarli dalla miseria e la disperazione. Penso alle mamme che non trovano parole e spiegazioni di fronte alle domande di un figlio smarrito o che soffre. Penso alle madri che stringono al cuore il corpo esanime del frutto del loro grembo.
“Benedetto il frutto del seno tuo…” E proprio a Lei che volgo la mente e il cuore, a quel profilo michelangiolesco in cui il genio umano e divino ha svelato l’Amore assoluto, liberandolo dal marmo candido che lo ricopriva. Penso alla compostezza di quello sguardo, ormai senza più lacrime, che contiene il dolore di tutte le madri del mondo. Però basta un po’ di luce che scende dall’alto… e quel volto è inevitabilmente destinato a trasfigurarsi, a diventare un bagliore che riscalda il cuore come un presagio di resurrezione. A squarciare con dolcezza le tenebre.
Come proprio Lei promise esattamente cento anni fa a tre pastorelli impauriti a Fatima, come Lei confermò esattamente trentasei anni fa, ipnotizzando una pallottola destinata ad uccidere uno dei suoi figli più amati in piazza San Pietro. Lei ci ha confidato: “Non abbiate paura!”. E le Mamme mantengono sempre le loro promesse.
Evviva tutte le mamme, proprio tutte: il vostro Amore salverà per sempre il mondo!

Paolo Fongaro

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