n. 302 del 09.03.2019

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Il prossimo 26 maggio si avvicina veloce e finalmente cominciano a prendere forma gli schieramenti che si sfideranno nella prossima tornata amministrativa a Sovizzo. Fra qualche riga troverete le prime anticipazioni. Seguiremo con la solita passione la prossima campagna elettorale, augurandoci fin d’ora che – nonostante l’inevitabile tensione dell’agone politico – essa rimanga sempre improntata ad un clima di rispetto e dibattito costruttivo. Certamente la nostra gente si aspetta di sentir parlare di programmi invece di assistere a scontri volti a demolire gli avversari politici di turno.
Siamo entrati ufficialmente in Quaresima, tempo dedicato alla sobrietà a prescindere dalle convinzioni religiose di ciascuno. In tutte le religioni esiste un periodo volto al digiuno ed alla purificazione. Non occorrono gesti eclatanti, meglio ancora se vissuti con il sorriso nell’intimità del proprio cuore. Può essere magari l’occasione per qualche piccola rinuncia, per ridare qualità al nostro stile di vita, per tornare a gustare le cose più semplici, mentre le giornate si allungano e la primavera si avvicina ad ampie falcate.
Un’ultima, splendida notizia: lo scorso 22 febbraio il Coro San Daniele ha soffiato sulle sue prime cinquanta candeline. Un compleanno straordinario che profuma di gratitudine, ma sopratuto di futuro: non mancheranno – fin dal prossimo numero – diversi appuntamenti ed interventi per celebrare degnamente una così emozionante ricorrenza. Il primo è fissato per il prossimo sabato 23 marzo presso la chiesa di Sovizzo Colle per il tradizionale concerto corale dell’Annunciazione alle ore 20.30.
Dedichiamo infine questo numero alle nostre donne, appena ricordate nella giornata di ieri, ma ancor più a tutti i papà, in cielo ed in terra, alla vigilia della loro festa del prossimo 19 marzo. Come piccoli gnomi posati sulle spalle di giganti, li abbracciamo tutti con amore ed infinita riconoscenza.
Buona lettura ed arrivederci al prossimo numero da

Paolo Fongaro con la Redazione di Sovizzo Post

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n. 301 del 23.02.2019

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Lo scorso numero 300 è piaciuto tantissimo. Non solo per alcuni suoi contenuti, ma semplicemente perché era a colori. In tanti ci hanno quindi invitati a presentare ciascuna delle future uscite in siffatta ed opulenta livrea. Il problema è che ovviamente i costi di stampa lievitano considerevolmente. Sappiamo che è un rischio, ma ci proviamo almeno fino al prossimo giugno. E poi ci fidiamo sempre della Provvidenza che in più occasioni si è manifestata attraverso sponsor sensibili e generosi.
Poi questo periodo è tradizionalmente tra i più caldi per il nostro giornale. Gli ultimi mesi prima delle elezioni amministrative sono sempre stati fitti di interventi da parte di candidati ed elettori. A novanta giorni dal voto il mare appare ancora in apparente bonaccia. I tempi della politica locale sembrano essersi contratti, ripensando soprattutto a precedenti ed analoghe consultazioni quando – di questi tempi – il clima era già decisamente scoppiettante. Non sta a noi interpretare questo fenomeno che coinvolge anche ad altri comuni della zona. Da parte nostra abbiamo iniziato ad indagare per darvi quanto prima notizia di quelli che sanno i protagonisti della prossima campagna elettorale. Le bocche sono ancora cucite, così abbiamo interpellato un personaggio straordinario: Sua Eccellenza Albus Percival Wulfric Brian Silente – meglio noto come Albus Silente – definito nella saga di Harry Potter come “il più grande mago vivente”. Tramite i buoni uffici di Sua Eccellenza Giacomo Senzaltro, grazie ai suoi straordinari poteri sarà lui a rivelarci un po’ alla volta l’identità di chi sta per ambire alla carica di sindaco di Sovizzo. C’è solo un piccolo problema: i suoi infallibili vaticini vengono espressi in linguaggio aulico e misterioso. Sta quindi a ciascuno di noi decifrarne il contenuto…
Vi invitiamo infine ad una storica prima: il Processo al Carnevale del prossimo due marzo. Si dirà nella prossima quaresima: “Mai a Sovizzo s’era vista roba del genere!”
Un abbraccio, gioioso Carnevale a tutti e buona lettura da

Paolo Fongaro con la Redazione di Sovizzo Post

n. 300 del 01.02.2019

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Triakonta. Trecento.
Non occorre scomodare le gesta epiche di Leonida ed i suoi trecento valorosi durante la battaglia delle Termopili per emozionarsi. Sapevo che – a Dio piacendo – questo numero sarebbe arrivato, ma scriverne l’editoriale fa comunque il suo bell’effetto. Come d’incanto tornano alla mente – ed ancor più fanno palpitare il cuore – tutte le immagini pubblicate in questi anni, soprattutto quelle di chi è arrivato e di chi se ne è andato. Per l’occasione usciamo a colori, un lusso che sarebbe bello concedersi più spesso in futuro: non mettiamo limiti alla Provvidenza…
Ultimamente faccio fatica a seguire i social. La loro eccessiva velocità, la irritante immediatezza nelle risposte mi dà un fastidio sempre più pesante. Forse è che sono in fase creativa ed ho bisogno di quiete curiosa. O magari sto solo invecchiando.
Però le riflessioni che traduco in appunti sempre più voluminosi per prossime avventure di scrittura mi hanno regalato qualche giorno fa una sciabolata di nostalgia.
Nostalgia per uno stato d’animo che potremmo definire il “cuore pulsante” di tante riflessioni: il mistero, la potenza ed il sapore dell’ATTESA. Non c’entra il sabato del villaggio, visto che con Leopardi non ho mai particolarmente quagliato.
Ho nostalgia di quel fremito del cuore in cui il tempo trovava con naturalezza tutto lo spazio necessario per dilatarsi a dovere. L’attesa delle cose più importanti, tripudio di fantasia e paure che fanno maturare.
L’attesa di una telefonata, di scrivere a mano, del rumore del postino sperando che possa finalmente consegnarti QUELLA lettera che attendevi da giorni, con il cuore in tumulto per una risposta sognata da tempo. L’attesa di lacrime di gioia, col rischio che siano solo di delusione.
Ora è “tutto subito”, immediato, alienante nei ritmi ed i toni di certi leoni da tastiera. E tutto ciò mi fa imbufalire con un crescendo logaritmico da scala Richter. Anche per questo, finchè Sovizzo Post ci sarà, non vi priveremo mai del gusto dell’attesa.
Sovizzo Post è lento: bisogna aspettare il numero successivo per scatenarci col rock delle risposte più attese. E fa bene alla salute, perché distilla due rimedi portentosi contro la frenesia che ci attanaglia: la pazienza e la curiosità. Questo nostro giornale sta accompagnando Sovizzo da quasi vent’anni, senza mutare pelle quando attorno a noi tutto sembra essere cambiato. Continuiamo quindi ad aspettarci a vicenda: noi attendiamo che vi facciate sentire, voi aspettateci al solito posto.
Ci sono parole che non bisogna mai stancarsi di ripetere: “ti amo” (e non occorre attendere l’imminente San Valentino per ribadirlo) e “grazie”. Se per trecento numeri non avete mai tirato fuori dalle vostre tasche prima una lira e poi un centesimo lo dobbiamo agli sponsor che hanno creduto in questa maniera di fare informazione locale. Se non ci fosse il mio carissimo amico Alberto Zordan – con la squadra e famiglia – questo giornale non esisterebbe. Se non ci fossero Valeria Cavaggion e Gianluigi Dalla Vecchia, non trovereste Sovizzo Post al solito posto. Li abbraccio tutti anche a nome vostro, con l’immensa gratitudine e l’amicizia di sempre.
Dedico questo numero al nostro meraviglioso paese. Da quasi diciotto anni ho l’onore di raccontare quanto sia bello. E più passa il tempo più ne sono innamorato. Perdonate i miei tanti limiti ed errori: credetemi che non lo si è fatto apposta. Grazie per l’affetto che ci dimostrate e la pazienza mentre ci aspettate.
Ad maiora, ad multos annos Sovizzo Post. Adesso sotto con il resto… e voi, come sempre, fatevi sentire!

Paolo Fongaro con la Redazione di Sovizzo Post

n. 299 del 22.12.2018

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Innanzitutto grazie a tutti. Grazie a quelli che ci hanno inviato del materiale cucito apposta per questo numero natalizio. Tanti altri ci hanno chiamati anche solo per scusarsi di non aver fatto in tempo a confezionare un pensiero, una riga o una foto. Siamo alla fine dell’anno, con il nostro fardello di stanchezza e di tesori da presentare davanti alla grotta di Betlemme. Un pensiero va a chi non festeggerà come vorrebbe. Un forte abbraccio in particolare al nostro amico Agostino Carlotto ed alla sua famiglia per la recente scomparsa del suo caro papà Antonio.
Posiamo tutti i nostri zaini pesanti davanti al Bambinello del presepe. Che Lui ci doni una robusta dose di leggerezza e soprattutto ci liberi da una parola: la rassegnazione. Con la fede scaleremo anche le montagne, in primis quelle da cui ammireremo i panorami più belli del 2019 alle porte.
Buone feste, carissimi amici: arrivederci al prossimo anno ed al numero 300 del nostro e vostro giornale. E come sempre… fatevi sentire!

Paolo Fongaro con la Redazione di Sovizzo Post

n. 298 del 15.12.2018

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Penultimo numero del 2018. Abbiamo voluto fare una scommessa per il prossimo: confezionare in pochi giorni un numero natalizio che sia il più possibile animato dai nostri lettori. Vi chiediamo foto, auspici, piccoli racconti e desideri da mettere sotto l’albero di Natale. È una piccola scommessa da realizzare in tempi strettissimi, ma siamo certi che non ci deluderete.
Come non ci hanno deluso due persone meravigliose che abbiamo salutato negli ultimi giorni. Abbracciamo con immutato affetto le famiglie di Mariano “Capo” Pegoraro e di Gianni Donadello, amici ed uomini meravigliosi che hanno testimoniato lungo tutta la loro vita un amore incondizionato per le persone ed i valori più importanti. Ci piace pensarli Lassù: Mariano sarà indaffarato a rifinire con precisione gli ultimi dettagli nella grotta di Betlemme, mentre Gianni di sicuro starà allertando angeli e pastori con la sua allegria contagiosa.
Amici se ne vanno, altre fantastiche cicogne sono al lavoro. I nostri auguri di fine anno li teniamo invece per il prossimo numero, il 299 e ultimo dell’anno.
A Dio piacendo inizieremo il 2019 con il numero trecento di Sovizzo Post. Fa un certo effetto scrivere un numero così bello e rotondo: grazie di cuore a tutti voi per averci tenuti per mano fin qui. A presto e, mai come questa volta, fatevi sentire!
Un abbraccio a tuti e buona lettura da

Paolo Fongaro con la Redazione di Sovizzo Post

N. 297 DEL 17.11.2018

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Manca poco più di un mese al Santo natale e le feste di fine anno. Più di qualche lettore ci ha interpellati: perchè non si faranno i mercatini a Sovizzo, rassegna così ben organizzata negli ultimi anni? Ne parleremo, con una robusta punta di amarezza, nel prossimo numero.
Non rubiamo altro spazio: buona lettura ed un abbraccio a tutti da

Paolo Fongaro e la Redazione di Sovizzo Post

n. 296 del 27.10.2018

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Il 31 ottobre è alle porte. Non mi riferisco tanto ad Halloween, occasione per cui mi auguro che in tante zucche ci sia soprattutto una bella dose di sale e buon senso, senza la consueta parata di stupidità, vandalismo e imbrattamenti vari. L’ultimo giorno di questo mese saranno soprattutto passati 17 anni da quando Sovizzo Post è tornato a farsi risentire da e per i sovizzesi. Se ripenso a com’era allora il nostro paese, all’inizio di questa avventura, sento ribollire nel cuore una macedonia di emozioni. In primis è quasi palpabile un robusto filo di nostalgia in cui inanellare le tante anime belle he ci hanno salutato e che comunque ci leggono sempre da Lassù. Poi predomina lo stupore, pensando a quanto Sovizzo sia cresciuto nel tempo conservando però – grazie a Dio! – la sua anima più genuina, quella che lo rende il paese da cui non ci allontaneremo mai. Bastava guardare gli occhi delle oltre 2200 persone che hanno partecipato alla ultima e riuscitissima edizione di “Scollinando Sovizzo”, tutte estasiate soprattutto dalla bellezza dei nostri panorami e dalla generosità della nostra gente, in primo luogo di volontari e ed organizzatori che ringraziamo pubblicamente anche attraverso queste colonne.
Alzando i calici per questi primi 17 anni assieme, come recitando un ideale rosario di ricorrenze ripensiamo ad un’altra data particolarmente significativa: il Quattro Novembre. La Chiesa intanto ricorda tra gli altri San Carlo Borromeo, quindi auguri a tutti i Carlo, Carla, Carlotta, Carolina e… Carola! Però quest’anno celebriamo soprattutto i cento anni dalla fine della Grande Guerra, il primo conflitto mondiale che tanto ha segnato le nostre famiglie ed il nostro territorio.
Basta percorrere pochi chilometri da casa nostra per rendercene conto. Lassù il vento è sempre lo stesso, anche se non c’è più l’odore della polvere da sparo ed il sangue si è asciugato da tempo. Qualche settimana fa sono voluto tornare a ringraziare e respirare quell’aria lungo una strada straordinaria, quella delle cinquantadue gallerie del Pasubio. Un’opera di autentico genio militare, nella più profonda accezione del termine.
Personalmente non sono un pacifista irriducibile, a volte nella storia la soluzione militare ha rappresentato l’estremo tentativo di difendersi da predatori o invasori. Però, scarpinando lungo quel sentiero incredibile, ripensavo soprattutto ai tanti ragazzi che, da una parte e dell’altra, hanno sacrificato le loro vite. Da padre pensavo ai loro genitori.
In ogni famiglia abbiamo avuto nonni e bisnonni che ci hanno raccontato di quanto brutta e terribile sia la guerra. Spesso mi manca il mio nonno Angelo. Di lui conservo pochissimi ricordi, forse a causa dello choc di averlo perso quando non avevo ancora sei anni. Tra le poche, mi resta l’immagine delle sue mani infilate tra i capelli bianchissimi quando gli dissi “Nonno, in tv hanno appena detto che hanno rapito Aldo Moro”; e poi un paio di chiacchierate seduti nel dondolo, mentre lui mi spiegava e raccontava di “… una delle parole più brutte della vita: la Guerra!”. Nonno Angelo era nato il 12 dicembre del 1899: era uno dei “Ragazzi del ‘99”. Nemmeno diciottenne venne reclutato e mandato subito al fronte, mentre l’Italia intera tremava dopo lo sfondamento degli austriaci a Caporetto. Venne fatto prigioniero e mandato a Mauthausen. Nonno Angelo cercava di pesare le parole per non turbare un bambinetto come me, però i suoi occhi non riuscivano a mentire e si riempivano di piccoli laghi di dolore mentre mi raccontava dei suoi amici che non ce la facevano o della fame terribile che solo un ragazzo di nemmeno diciotto anni riesce a vivere in tutte le sue sfumature. Nemmeno diciotto anni aveva, età in cui adesso tanti sbarbatelli si perdono confusi in un bicchier d’acqua o rintanandosi nel loro smartphone.
Ogni volta che sbuccio delle patate guardo le scorze e penso ai suoi racconti, rabbrividendo al pensiero che quello che oggi gettiamo con leggerezza nell’umido era la salvezza, una autentica festa per un giovane prigioniero di guerra. Poi l’Italia ha vinto e a nonno hanno dato una medaglia facendolo Cavaliere di Vittorio Veneto. Però lui – che qualche anno dopo ha anche vissuto il disastro della seconda guerra mondiale ed il dramma della guerra civile – continuava a ripetermi: la guerra è una delle cose più brutte del mondo. E io gli ho creduto subito, perché la guerra stava ancora facendo piangere il mio nonno.
Ben vengano le celebrazioni, i ringraziamenti e le commemorazioni per quanti sono caduti in nome di ideali nobili ed eterni. Ma che questi giorni di riflessioni siano soprattutto l’occasione per spiegare ai nostri ragazzi che non esiste dono più grande della pace: non solo nei più alti rapporti internazionali, ma soprattutto nelle relazioni quotidiane e nelle nostre famiglie. Con questo pensiero vi abbracciamo e ringraziamo tutti per come ci tenete sempre per mano.
Ancora buon compleanno Sovizzo Post: ad multos annos, ad maiora e soprattutto…. FATEVI SENTIRE!

Paolo Fongaro con la Redazione di Sovizzo Post